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giovedì 29 ottobre 2015

Seneca ci insegna come osservare le eclissi




Seneca rappresenta un punto di svolta silenzioso nella storia dell'astronomia e dello studio dell'universo interrogandosi su domande che sono tutt'ora alla base della ricerca come la natura delle comete o il loro moto. E' perfino uno dei primi autori-filosofi a mettere in dubbio il sistema di descrizione dell'universo ideato da Aristotele. Lo scopo che si prefigge Seneca non è infatti quello di raccogliere le conoscenze del periodo in cui vive all'interno di una sorta di enciclopedia ante licteram, bensì quello di permettere all'uomo, una volta privato e liberato dalle false credenze che avvolgono la natura,di raggiungere, in conformità con la dottrina stoica, un grado di conoscenza divina.

Le naturales quaestiones in questo senso sono lo scritto più signficativo. divise in sette libri, trattano attraverso l'uso di un primitivo metodo scientifico dei fenomeni terrestri geologici ma anche di quelli astronomici. In particolare nel V libro del trattato troviamo esposte le sue teorie sulla natura delle comete alle quali associa una natura simile a quella dei pianeti e di conseguenza un'orbita ed un periodo precisi e prevedibili. 

Oggi i fenomeni che più di tutti attirano la nostra attenzione sono le eclissi. Solari o di Luna rappresentano, anche agli occhi degli esperti, qualcosa di emozionante perchè ci trasmettono quel senso di inferiorità che ci fa apprezzare la loro grandezza e la loro magneficienza.
Seneca per la prima volta le studiò e le cita all'interno delle sue naturales quaestiones. Ma non solo: prova a fornire anche un metodo di osservazione, molto più efficace di quelli odierni fatti in casa che spesso, nelle eclissi di sole, risultano altamente pericolosi:


Ogni volta che vogliamo osservare un’eclissi di sole (defectionem solis), esponiamo dei catini e li riempiamo di olio o di pece, perché un liquido denso si agita con minor facilità e perciò conserva le immagini che riceve.
NQ L I 21,1


domenica 18 ottobre 2015

I satelliti nel sistema solare pt.1




Si dice satellite naturale o, più impropriamente luna, un corpo celeste che orbita attorno ad un altro corpo diverso da una stella (oltre che di pianeti, esistono infatti anche satelliti di pianeti nani e asteroidi). Nel sistema solare se ne conoscono oltre centocinquanta.




Origine
Riguardo l’origine dei satelliti, si possono avere diversi tipi di formazione. Per la maggior parte di essi si crede siano stati planetesimi (oggetti rocciosi primordiali che aggregandosi formarono i pianeti) catturati dalla forza gravitazionale di corpi con massa maggiore (i pianeti). Altre ipotesi riguardano la cattura di asteroidi (soprattutto per i satelliti dei pianeti più esterni) e un’altra prevede la loro formazione a partire da materiale espulso dal pianeta in seguito ad un impatto (ipotesi molto accreditata per la Luna).



Distribuzione nel sistema solare
Analizzando il numero in cui i satelliti sono presenti nelle diverse zone del sistema solare, dobbiamo dividere quest’ultimo in due parti: sistema solare interno, dalla nostra stella alla fascia principale degli asteroidi, ed esterno, dalla cintura asteroidale alla nube di Oort. Degli oltre centocinquanta satelliti del nostro sistema planetario, solo tre orbitano intorno ai pianeti rocciosi della parte interna, la maggior parte degli altri orbita intorno ai giganti gassosi esterni. Ciò è dovuto al fatto che nell’ultima fase della sua formazione, un forte vento solare spazzò via gli elementi più leggeri nelle zone esterne, dove si stavano formando i giganti gassosi; nelle zone interne rimasero solo pochi elementi pesanti. Nella tabella è riportato il numero di satelliti naturali per ogni pianeta.

Mercurio
Venere
Terra
Marte
Giove
Saturno
Urano
Nettuno
0
0
1
2
67
62
27
14



Caratteristiche orbitali
La maggior parte dei satelliti naturali conosciuti presenta chiari fenomeni di rotazione sincrona, completando una rotazione per ogni rivoluzione (come la Luna, rivolgono sempre la stessa “faccia” al pianeta), oppure di risonanza orbitale, avendo periodo di rivoluzione tale che il rapporto con quello di altri satelliti dello stesso pianeta sia esprimibile in frazioni con numeri interi piccoli. Non si conosce attualmente nessun satellite che possieda a sua volta un satellite: gli effetti mareali del pianeta primario renderebbero probabilmente le orbite instabili.

martedì 13 ottobre 2015

EXPLORE - previsione di fenomeni geomagnetici (NATIONAL GEOGRAPHIC october 2015)

Da qualche mese leggo la versione in lingua originale di National Geographic, un po' per fare pratica con l'inglese, un po' perché sono sempre stato molto attratto da film, libri, riviste in lingua originale. 


Nel numero di ottobre, e precisamente nella rubrica "EXPLORE - science" (pag. 10 - 11) è presente un interessantissimo articolo sul futuro delle previsioni meteo spaziali.


Ne riporto una traduzione cercando di rimanere quanto più possibile fedele all'originale inglese.






PREVISIONE DI FENOMENI
Il meteo spaziale potrebbe essere a prossima frontiera delle previsioni meteorologiche. Gli scienziati vogliono comprendere come nello spazio alcune forze causino eventi come le tempeste geomagnetiche che possono disturbare la rete dei sistemi GPS sulla Terra.
Lo scorso marzo, la NASA ha lanciato la missione biennale MMS (Magnetospheric Multiscale Mission) per studiare la "riconnessione magnetica", un fattore chiave di quello che gli scienziati chiamano meteo spaziale, che "inizia con un vento composto da particelle provenienti dal sole" dice Bill Paterson, scienziato del programma MMS. Quattro identiche navicelle spaziali stanno ora orbitando attorno alla Terra, misurando le tracce di questo fenomeno. 
Invece di pioggia e tornado, bisogna pensare a getti di plasma energizzato dalla riconnessione magnetica. I fenomeni del meteo spaziale sono generati dall'unione e dal distaccamento di campi magnetici, che rilasciano un'energia esplosiva.
Questo tipo di disturbo può interferire con i computer delle navicelle spaziali e rendere le aurore boreali piùù luminose. Ma "è difficile da prevedere" dice Paterson, "la riconnessione magnetica è un pezzo del puzzle." - Eve Conant